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Il trapianto di Cellule staminali emopoietiche |
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Come si esegue:
Il trapianto di CSE consiste in una trasfusione vera e propria, quindi, contrariamente a quanto uno potrebbe pensare, nessuna operazione chirurgica (nessuna necessità di usare il bisturi!). La parola trapianto indica però il mettere qualcosa al posto di un’altra, per cui sarà necessario, prima di immettere cellule staminali sane, distruggere quelle malate presenti nell’organismo del ricevente. Questo si ottiene con una procedura farmacologica chiamata “condizionamento”: una specie di chemioterapia che ha lo scopo di annientare le cellule malate. Le CSE trasfuse in circolo endovenoso troveranno da sole la strada per andare ad annidarsi nei punti giusti e poter cominciare a produrre globuli bianchi, rossi e piastrine. In caso di riuscita del trapianto quindi, una persona malata di leucemia, talassemia, drepanocitosi ed altre malattie curabili con questa procedura, ottiene la guarigione completa. La non riuscita del trapianto di CSE dipende da diversi fattori: purtroppo i casi di insuccesso possono portare anche alla morte del paziente, ma grazie ai progressi raggiunti dalla medicina nella trapiantologia questa nefasta eventualità è sempre più rara.
Le percentuali di successo sono più alte nei soggetti con meno complicanze in atto causate dalla malattia di cui sono affetti, e nei soggetti in età pediatrica.
I casi di insuccesso del trapianto si possono riassumere nei seguenti:
Il rigetto – L’organismo del ricevente “rifiuta” le cellule staminali trapiantate. Nel caso di rigetto di un soggetto talassemico quindi, questi ritornerà a dipendere dalla terapia trasfusionale e ferrochelante come in precedenza.
Le GVHD – Questa sigla sta ad indicare un termine inglese (Graft Versus Host Disease, malattia da trapianto contro l’ospite). In questo caso è il sistema immunitario delle staminali trapiantate che riconosce come ostile l’organismo in cui è stato immesso e lo attacca, provocando così malattie di diversa entità a carico di diversi organi del corpo, le più gravi delle quali possono appunto causare il decesso del paziente. In altri casi, pur guarendo dalla malattia a causa della quale si è scelto di ricorrere al trapianto, si è costretti ad una difficile convivenza con altre malattie più o meno serie. Nei casi meno gravi infine, le GVHD si possono controllare con una adeguata terapia farmacologica.
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Ultimo aggiornamento ( martedì 24 maggio 2005 )
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